In breve
- Scegli le lingue guardando chi entra davvero nel locale: l'inglese quasi sempre, poi le lingue dei turisti della tua zona.
- I nomi dei piatti tipici restano in italiano, con una riga di spiegazione nella lingua del cliente.
- La traduzione automatica va bene come base, ma va riletta: nomi propri, giochi di parole e piatti locali sono gli errori più comuni.
- Gli allergeni sono l'informazione più importante da tradurre.
Quali lingue scegliere
L'inglese serve quasi sempre: lo leggono anche molti turisti che non sono di lingua inglese. Le altre lingue dipendono da dove sei e da chi entra.
Il modo più semplice per deciderlo è chiedere a chi lavora in sala per quali tavoli fa più fatica a spiegare il menu. Nelle località di mare e di montagna del nord spesso è il tedesco, nelle città d'arte francese e spagnolo, in alcune zone anche lingue dell'est Europa o asiatiche.
Meglio tre lingue curate che dieci lasciate alla traduzione automatica senza rileggerle.
Cosa tradurre e cosa no
I nomi dei piatti tipici sono parte del motivo per cui il turista è venuto in Italia: non tradurli. «Cacio e pepe» resta «Cacio e pepe», con sotto una riga che spiega cos'è.
- Traduci: descrizioni, ingredienti, nomi delle categorie, note su piccante, vegetariano e surgelato.
- Lascia in italiano: i nomi dei piatti tipici, i nomi dei vini e delle denominazioni (Chianti, Parmigiano Reggiano DOP).
- Spiega: gli ingredienti che all'estero non conoscono, come guanciale, friarielli, bottarga o lampredotto.
- Controlla le unità: il prezzo «all'etto» o «a peso» va spiegato, e così il coperto.
Traduzione automatica: sì, ma rileggi
Gli strumenti di traduzione automatica oggi sono molto buoni sulle frasi normali. Sbagliano sui nomi propri e sui piatti locali, che a volte vengono tradotti parola per parola con risultati comici.
Il metodo che funziona: traduci tutto in automatico, poi fai rileggere i nomi dei piatti e le descrizioni a una persona che parla la lingua, anche un cliente abituale o un collega. Bastano venti minuti per lingua.
- I nomi di piatto tradotti alla lettera.
- Le descrizioni scherzose o con giochi di parole: in un'altra lingua non fanno ridere, confondono.
- Il menu cambiato in italiano e non nelle altre lingue: piatti spariti, prezzi vecchi.
Gli allergeni nella lingua del cliente
La legge chiede gli allergeni in italiano. Tradurli non è obbligatorio, ma per un turista allergico è l'informazione più importante del menu, e spesso non sa come dirla al cameriere.
Se il menu digitale mostra gli allergeni con icone e nome nella lingua scelta dal cliente, il problema si risolve da solo, senza tabelle da tradurre a mano.
Un menu per lingua o un menu che cambia lingua?
Il menu di carta in cinque lingue diventa un libro, oppure servono cinque menu diversi da tenere allineati: ogni cambio di prezzo va riportato cinque volte.
Il menu digitale risolve entrambi i problemi: il cliente sceglie la lingua dal suo telefono e quando cambi un piatto in italiano il cambio vale anche nelle traduzioni. Restano da tradurre solo i testi nuovi.
Come farlo con Platevo
In Platevo scegli le lingue del menu e la traduzione parte in automatico per categorie, piatti e descrizioni. Ogni testo si può correggere a mano, e il cliente sceglie la lingua dal menu sul suo telefono.
- Il menu in più lingue è compreso dal piano Starter.
- Gli allergeni compaiono già nella lingua del cliente, senza tradurli.
- Quando cambi un piatto, Platevo ti segnala le traduzioni da aggiornare.
Crea il menu gratis e, quando ti serve, attiva le traduzioni automatiche e correggi dove vuoi.
Domande frequenti
È obbligatorio avere il menu in inglese?
No. La legge chiede che le informazioni, allergeni compresi, siano in italiano. Il menu in inglese è una scelta, ma nelle zone turistiche fa la differenza su quanto e cosa ordina il cliente.
La traduzione automatica è affidabile?
Per descrizioni e ingredienti sì, quasi sempre. Sui nomi dei piatti tipici e sui giochi di parole no: rileggi sempre quelli, o falli rileggere a chi parla la lingua.
Devo tradurre i nomi dei piatti?
I piatti tipici no: lascia il nome italiano e aggiungi una riga di spiegazione. I piatti con nomi descrittivi, come «filetto ai ferri», sì.
Come si dice coperto in inglese?
Di solito «cover charge», con una breve spiegazione: per molti turisti è una voce sconosciuta e scriverla chiaramente evita discussioni al momento del conto.
Quante lingue servono?
Quelle dei clienti che entrano davvero. Per la maggior parte dei locali italiano e inglese bastano; nelle zone turistiche se ne aggiungono una o due.